Ventotene, 81 anni dopo: una serata per rileggere il futuro dell’Europa

Nella Sala Polivalente di Civica Biblioteca, tre voci — Raffaella, Gianna e Adolfo — hanno guidato il pubblico attraverso le pagine di un testo che ha quasi un secolo ma che continua a porre domande scomode al presente: il Manifesto di Ventotene.

Il Manifesto fu scritto nel 1941 su un’isola-prigione, da tre giovani antifascisti — Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni — che trasformarono l’isolamento in laboratorio politico. Il testo uscì clandestinamente, si racconta addirittura all’interno di un pollo, e nel 1944 divenne il cuore pulsante del nascente Movimento Federalista Europeo. Una donna, Ursula Hirschmann, ne fu corriere e custode.

Più che una conferenza, l’incontro, organizzato da Amici di Civica col patrocinio del Comune di Calenzano, è stato un percorso dentro le parole del Manifesto, affrontato con l’intento di restituirne il significato originario senza semplificazioni né letture forzate dell’attualità. Un lavoro di rilettura e che ha permesso al pubblico di entrare in contatto con un testo politico complesso, nato nel pieno della guerra, quando il nazifascismo sembrava ancora destinato a vincere e immaginare un’Europa unita appariva quasi impossibile.

Le letture e gli interventi di Raffaella, Gianna e Adolfo hanno ricostruito non solo il contesto storico del confino di Ventotene, ma anche la straordinaria modernità delle idee elaborate da Spinelli e Rossi: il superamento dei nazionalismi, la necessità di una federazione europea capace di garantire pace e diritti, il rifiuto della sovranità assoluta degli Stati come origine dei conflitti e delle oppressioni che avevano devastato il continente.

Il cuore federalista del Manifesto è emerso come uno dei temi più attuali della serata. L’idea di un’Europa fondata su istituzioni comuni e su una cooperazione stabile tra i popoli è stata riletta non come un progetto concluso, ma come un percorso ancora aperto e incompiuto. Anche il tema dei confini europei, mai definiti chiaramente nel testo di Ventotene, è diventato spunto di riflessione sull’Europa di oggi, sulle sue fragilità e sulle tensioni che attraversano il continente.

Ampio spazio è stato dedicato anche al rapporto tra democrazia, laicità e costruzione europea, attraverso richiami al pensiero di Carlo Rosselli e alle grandi questioni che hanno accompagnato il cammino dell’Unione Europea nel dopoguerra. Un percorso storico che anche dalle intuizioni del Manifesto avrebbe poi condotto alla nascita delle prime istituzioni comunitarie europee.

Particolarmente significativa la parte dedicata alla cultura, interpretata non come semplice trasmissione del sapere, ma come strumento di emancipazione e formazione di cittadini consapevoli. Nel Manifesto, la scuola pubblica e l’accesso alla cultura vengono indicati come elementi essenziali per costruire una società più giusta. Una visione che, ancora oggi, conserva una sorprendente forza.

Durante la serata sono stati ricordati anche David Sassoli e il suo richiamo a un’Europa dei diritti, della dignità e delle libertà, così come la celebre immagine evocata da Altiero Spinelli nel 1984: l’Europa come il grande pesce del vecchio pescatore di Hemingway, una conquista preziosa ma fragile, sempre da difendere. La riflessione è andata sulla distanza tra l’Europa sognata a Ventotene e quella reale di oggi: un’entità preziosa ma spesso “spettatrice” di fronte ai grandi conflitti mondiali.

A chiudere l’incontro, il pensiero di Piero Calamandrei: “La libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Un richiamo accolto con partecipazione dal pubblico, a conferma di quanto il Manifesto di Ventotene continui ancora oggi a vivere.

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