Carla Ammannati e La disperazione dell’amore a Pensoquindiscrivo

C’è un momento, quando uno scrittore si mette a nudo davanti ai lettori, in cui si capisce che la letteratura non è un esercizio, ma una necessità. È accaduto giovedì 26 febbraio, nella Sala Polivalente della Biblioteca Civica di Calenzano, dove – nell’ambito della rassegna Pensoquindiscrivo promossa da Amici di Civica – Carla Ammannati ha presentato La disperazione dell’amore, edito da Manni Editori, dialogando con la presidente Barbara Papi in un confronto intenso, accompagnato da letture e riflessioni personali.

Fin dall’incipit, letto ad alta voce, emerge la figura di Rossana, madre fragile e autodistruttiva, presenza ingombrante nella vita della protagonista Marina. Il cuore del primo racconto sta tutto lì: nel dubbio di non essere stata amata abbastanza e nella fatica di sciogliere un legame che continua a pesare anche da adulti. Eppure Marina è una donna che ha costruito la propria autonomia: un lavoro, una casa, un rifugio sul mare, affetti scelti. I finali restano aperti, perché – ha ricordato l’autrice – la vita non offre chiusure definitive.

Il tema della maternità attraversa i racconti in modo speculare. Per Marina, segnata dall’assenza e dal dolore, l’idea di un figlio è motivo di paura, quasi una minaccia alla propria fragile stabilità. Nel secondo testo, invece, la maternità diventa possibilità di salvezza: Lora, imprigionata in una relazione logorata dal sospetto, ritrova senso nel figlio avuto da giovanissima e nella prospettiva di diventare nonna. In poche pagine si compie un rovesciamento netto: da rifiuto a continuità, da angoscia a promessa. Più che una fede dichiarata, affiora nei personaggi una sottile “nostalgia di Dio”, un bisogno di significato che non si spegne.

Anche l’ultimo racconto, Dispersi, si muove tra memoria e idealizzazione, ma su un registro diverso. Protagonista è Dusolina, anziana donna assistita da un infermiere dopo la rottura del femore. È lei, nel fluire dei ricordi, a rievocare la propria giovinezza e un amore mai vissuto con l’avvocato Enrico Bocci – figura liberamente evocata nel nome, ma non ispirata alle reali vicende del partigiano. Quello che prende forma è un sentimento interamente ideale: perfetto proprio perché irreale. Dusolina racconta di aver pensato a lui persino nei momenti più intimi della vita coniugale, sostituendo alla realtà un amore immaginato, intatto, senza incrinature. E il narratore, scrivendo a un padre putativo, restituisce il senso profondo di questa confessione: ciò che non è mai accaduto può restare puro, salvo, immune dall’usura del tempo – a differenza di ogni amore vissuto.

La serata si è chiusa con domande e interventi del pubblico, in un clima partecipe e attento. Ancora una volta la rassegna Pensoquindiscrivo si è confermata come uno spazio vivo di confronto culturale. Raccontare la disperazione dell’amore, come ha mostrato Carla Ammannati, non significa indulgere nel dolore, ma attraversarlo restando in piedi, cercando – ostinatamente – una forma di salvezza.

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